Quando la diagnosi energetica è obbligatoria (e conveniente)

La diagnosi energetica è una procedura che può comprendere diverse tipologie di attività, ma che negli ultimi anni ha acquistato rilevanza crescente, e per diverse ragioni.
In questo articolo definiamo quali sono le aziende che devono sottoporsi all’audit energetico e quali sono i potenziali vantaggi, anche alla luce della nuova Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica 2023/1791.
Cos’è la diagnosi energetica
La diagnosi energetica è un’analisi dettagliata dei consumi di un’azienda finalizzata a identificare le aree di inefficienza e adottare misure per migliorare l’efficienza energetica e ridurre i costi.
Parliamo quindi di un processo importante a più livelli e per molte ragioni.
Anzitutto, in un periodo storico caratterizzato da una disponibilità sempre più limitata di risorse, l’audit energetico può essere richiesto da leggi e normative nazionali o comunitarie, in particolare dalla nuova Direttiva Europea.
Per molte aziende l’energia rappresenta uno dei costi più importanti, soprattutto per quelle che operano in settori ad alta intensità energetica. Una diagnosi energetica consente di individuare aree di miglioramento che, se attuate, consentono di risparmiare denaro e di migliorare la competitività dell’azienda.
In secondo luogo, la diagnosi energetica può contribuire a identificare i processi che generano maggiori emissioni di gas serra e a individuare soluzioni per ridurle. Di ciò non solo beneficia l’ambiente, ma anche la reputazione dell’azienda che può migliorare agli occhi dei consumatori e degli investitori.
Cosa prevede la Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica 2023/1791
La Direttiva Europea sull’Efficienza Energetica 2023/1791 rappresenta l’aggiornamento più recente del quadro normativo UE in materia di consumi energetici e sostenibilità. Il nuovo testo rafforza gli obiettivi già previsti dalle precedenti direttive, in termini di riduzione dei consumi e di efficienza nei processi produttivi e negli edifici.
In particolare, il nuovo impianto tende a collegare alcuni obblighi non solo alla dimensione aziendale, ma anche ai livelli di consumo energetico, con l’obiettivo di coinvolgere in modo più mirato le organizzazioni a maggiore impatto.
Tra le principali novità, la direttiva prevede:
- obiettivi vincolanti di risparmio energetico a livello europeo e nazionale, con un incremento progressivo degli interventi richiesti a Stati membri e grandi imprese;
- rafforzamento del ruolo della diagnosi energetica e dei sistemi di gestione dell’energia, considerati strumenti fondamentali per monitorare i consumi e individuare interventi di miglioramento;
- maggiore attenzione alla Pubblica Amministrazione e alle grandi aziende, chiamate a dare l’esempio nella riduzione dei consumi e nella pianificazione energetica;
- l’audit deve essere effettuato da professionisti qualificati secondo gli standard UNI CEI EN 16247-5 oppure tramite sistemi di gestione dell’energia conformi alla ISO 50001, basandosi su dati aggiornati, verificabili e documentati;
- ogni proposta di intervento deve includere una valutazione economica dettagliata, con analisi costi-benefici e indicatori finanziari come Valore Attuale Netto (VAN), tempi di ritorno dell’investimento e stima dei risparmi;
- ogni intervento deve essere eseguito con tempi di rientro inferiori ai tre anni, salvo comprovate difficoltà tecniche o economiche; questo orientamento rende la diagnosi energetica uno strumento concreto di miglioramento continuo, capace di incidere realmente sulla riduzione dei consumi e sull’efficienza aziendale.
Restano invariati alcuni principi già presenti nella normativa precedente, come l’obbligo di diagnosi energetica per realtà energivore e la promozione dell’efficienza come leva di competitività.
Come funziona un audit energetico
Un audit energetico, secondo la Direttiva Europea, è un processo strutturato che consente alle aziende di analizzare in modo approfondito i propri consumi e individuare interventi concreti. La Direttiva rafforza l’importanza di questo strumento, prevedendo controlli più sistematici e un approccio basato su dati misurabili e verificabili.
Il processo inizia con la raccolta e analisi dei dati energetici, che comprende consumi di elettricità, gas, combustibili e altre fonti utilizzate nei processi produttivi e negli edifici aziendali. Vengono esaminati impianti, macchinari, sistemi di illuminazione, climatizzazione e tutte le attività che incidono sui consumi complessivi. Successivamente, si procede con sopralluoghi tecnici per verificare sul campo l’efficienza degli impianti e individuare eventuali sprechi o criticità.
Sulla base delle informazioni raccolte, l’auditor elabora un rapporto dettagliato con indicazione degli interventi migliorativi, dei costi di investimento e dei potenziali risparmi energetici. La nuova normativa sottolinea l’importanza di trasformare i risultati dell’audit in un vero piano d’azione, integrato nella strategia aziendale.
L’audit non è quindi solo un adempimento formale, ma uno strumento operativo che permette alle imprese di monitorare i consumi, ridurre i costi energetici, migliorare la sostenibilità e adeguarsi agli obiettivi europei di efficienza energetica.
Piano operativo dopo la diagnosi energetica
Il Piano d’azione è un documento previsto dalla nuova normativa, che deve essere redatto al termine della diagnosi energetica con l’obiettivo di definire gli interventi da intraprendere per trasformare le indicazioni emerse dall’audit in interventi concreti, sostenibili sotto il profilo tecnico ed economico.
Questo documento, approvato dalla direzione e inserito nella documentazione aziendale annuale, ha inoltre la funzione di monitorare con chiarezza le attività previste e il loro stato di avanzamento.
Diagnosi energetica obbligatoria: imprese e organizzazioni
La normativa europea sull’efficienza energetica sta introducendo un cambio di impostazione: gli obblighi tendono a diventare sempre più legati ai livelli di consumo (oltre che alle categorie già previste dalla normativa nazionale). In questo contesto, la diagnosi energetica resta uno strumento chiave per monitorare i consumi, individuare inefficienze e pianificare interventi di miglioramento.
Ecco quando la diagnosi energetica è obbligatoria:
- imprese energivore – aziende iscritte all’elenco delle imprese a forte consumo di energia, indipendentemente dalle dimensioni. Si calcolano quindi i consumi annui di energia finale (TeraJoul): la diagnosi è obbligatoria con consumi superiori a 10 TJ/anno, mentre con consumi superiori a 85 TJ/anno si rende necessario un Sistema di Gestione dell’Energia conforme alla ISO 50001, con certificazione da parte di un organismo indipendente;
- nuovi soggetti obbligati – la nuova direttiva europea prevede un progressivo ampliamento degli obblighi anche ad aziende con elevati consumi energetici, anche se non rientrano nelle categorie tradizionali di grande impresa;
- obblighi legati a incentivi o finanziamenti – in alcuni casi, la diagnosi è richiesta per accedere a contributi pubblici o agevolazioni legate all’efficienza energetica.
Rispettare questi obblighi consente alle aziende di evitare sanzioni e pianificare interventi efficaci di risparmio energetico.
Le autorità competenti possono richiedere la documentazione per verificare l’adempimento degli obblighi.
I vantaggi della diagnosi energetica
Per la stragrande maggioranza delle aziende, l’energia è una risorsa irrinunciabile, ma in tempi recenti è diventata anche una risorsa incredibilmente costosa, e tutto fa pensare che la situazione non sia destinata a migliorare.
In questo scenario, la diagnosi energetica costituisce un’opzione da considerare per tutte le realtà che desiderano contenere i consumi e le relative spese.
A tutti gli effetti, la diagnosi risulta in un documento con indicazioni circostanziate e precise sulle misure da prendere per ridurre i costi dell’energia, con i seguenti benefici:
- ottimizzazione dell’uso di energia,
- riduzione dei costi in bolletta,
- riduzione delle emissioni di CO2,
- miglioramento della produttività dell’azienda,
- aumento della competitività.
Ecco perchè tutte le aziende, a prescindere da quelle indicate dagli obblighi di legge, dovrebbero valutare di affidarsi a un Energy Manager.
Perchè rivolgersi a un Energy Manager
La diagnosi energetica richiede un assortimento di competenze che spazia dall’ambito ingegneristico a quello legislativo, passando per una buona conoscenza del settore in cui opera la singola azienda oggetto di diagnosi.
Proprio per questo si rende necessario l’intervento di un Energy Manager. Si tratta di una figura ancora poco conosciuta in Italia, ma possiamo definirlo un professionista con una preparazione specifica per la gestione dell’impiego delle risorse energetiche all’interno di un’azienda o un ente pubblico.
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