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Dispositivi di protezione individuale: quali regole in azienda?

Dispositivi di protezione individuale: quali regole in azienda?

I DPI sono attrezzature, complementi e accessori che i lavoratori devono indossare e tenere durante lo svolgimento della propria mansione lavorativa per proteggersi dai rischi e tutelare le proprie sicurezza e salute.

 

I dispositivi di protezione individuali sono obbligatori per prevenire gli infortuni e le malattie professionali, ed è necessario utilizzarli con cura e in modo appropriato.

 

I DPI sono forniti obbligatoriamente dal Datore di Lavoro a titolo gratuito; spetta allo stesso provvedere alla consegna adempiendo agli obblighi di informazione, formazione e addestramento dei lavoratori sulle modalità del corretto impiego a cui il lavoratore non può sottrarsi (art. 78 D. Lgs. 81/2008).

 

In questo periodo di pandemia da COVID-19, i DPI sono indispensabili per prevenire il contagio da coronavirus e la sua diffusione.

Quali caratteristiche devono avere i dispositivi di protezione individuale?

I DPI devono essere conformi alla normativa del Decreto Legislativo datato 4 dicembre 1992 numero 475.

 

Devono inoltre essere:

  • certificati e marchiati CE,
  • accompagnati da istruzioni in lingua italiana,
  • adeguati a prevenire i rischi,
  • consoni alle condizioni di lavoro,
  • adatti alle esigenze ergonomiche e di salute del lavoratore.

DPI e sicurezza sul lavoro: per la tutela dei lavoratori

I dispositivi antinfortunistici proteggono da eventi dannosi improvvisi e occasionali dovuti a cause meccaniche, termiche, elettriche o dall’esposizione a sostanze chimiche aggressive.
I DPI igienistici salvaguardano la salute degli operatori dagli effetti dannosi successivi all’esposizione a inquinanti ambientali di natura chimica e fisica.

DPI e COVID-19, alcuni chiarimenti

Nel documento, datato 19 marzo 2020 e pubblicato dall’Associazione Italiana Igienisti Industriali, “COVID-19 – Chiarimenti sull’uso di mascherine medico-chirurgiche e dispositivi di protezione individuale”, è “raccomandato prioritariamente di seguire rigorosamente e scrupolosamente – anche negli ambienti di lavoro – tutte le indicazioni relative ai comportamenti e le precauzioni generali da tenere in luoghi pubblici e in ambiente domestico disposte nel contesto dell’emergenza da COVID-19. Tra questi, anche l’utilizzo di mascherine chirurgiche, nei casi previsti (quando si sospetta di aver contratto il Coronavirus e/o si presentano sintomi quali tosse o starnuti, o quando è necessario entrare in contatto con una persona con sospetta infezione da SARS-CoV-2)”.

Mascherine e DPI, c’è differenza?

Quando parliamo di mascherine, intendiamo le comuni chirurgiche monouso, che in molti utilizziamo e che rappresentano una barriera fisica limitata, in quanto proteggono gli altri dalle particelle di saliva o starnuto degli utilizzatori, ma non chi le indossa da particelle esterne.
I dispositivi di protezione individuale sono pensati per tutelare la sicurezza anche degli utilizzatori.
Soprattutto nel periodo che stiamo vivendo, sentiamo molto parlare di mascherine FFP1, FFP2 e FFP3, una certificazione (Filtering Face Piece) riconosciuta in Europa per definire il livello di protezione di questi dispositivi.
Le FFP1 filtrano circa il 78% di polveri e particelle, le FFP2 circa il 92-95%, le FFP3 hanno un potere filtrante di quasi il 100%. Le ultime due sono considerate le più efficaci per proteggere dal contagio da COVID-19.
È bene sottolineare che tutte le mascherine devono essere accompagnate da schede tecniche e istruzioni sull’utilizzo fino a esaurimento del potere filtrante.
La sigla MN significa “monouso”.