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Al lavoro con i mezzi pubblici e rischio Covid: è infortunio in itinere?

Al lavoro con i mezzi pubblici e rischio Covid: è infortunio in itinere?

Molti lavoratori e datori si chiedono se il contagio da COVID-19 avvenuto nei mezzi di trasporto pubblici, utilizzati per andare e tornare dal luogo di lavoro, è considerato infortunio sul lavoro in itinere ed è per questo soggetto alle tutele INAIL.

In questo articolo risponderemo ad alcune domande.

Qual è il significato di infortunio in itinere?

Perché sia considerato tale, l’infortunio in itinere deve avvenire per causa violenta durante il periodo lavorativo e la conseguenza deve essere un danno fisico che impedisce al lavoratore di recarsi sul posto di lavoro per almeno 3 giorni.

 

L’assicurazione prevista per le vittime di infortunio sul lavoro, secondo il D.P.R. numero 1124 del 1965, che prevede l’assistenza sanitaria e l’indennizzo (determinato sulla base della gravità dell’evento traumatico), riguarda anche l’infortunio in itinere.

Infortunio in itinere: quali sono i parametri per il risarcimento?

Il lavoratore può beneficiare dell’assicurazione solo se il danno provocato dall’infortunio in itinere è dovuto a un evento accaduto durante il tragitto che

  • solitamente si percorre per andare o tornare dal luogo di lavoro,
  • prevede una regolarità,
  • risulta compatibile con gli orari di lavoro.

Tutela dell’infortunio in caso di contagio da SARS- CoV-2 durante il periodo lavorativo

La circolare numero 22 dell’INAIL (basata sull’articolo 42, comma 2, del decreto legge datato 17 marzo 2020, numero 18, convertito dalla legge del 24 aprile 2020, numero 27) afferma che è esclusa “qualsiasi incidenza degli infortuni da COVID-19 in occasione di lavoro sulla misura del premio pagato dal singolo datore di lavoro, ciò in quanto tali eventi sono stati a priori ritenuti frutto di fattori di rischio non direttamente e pienamente controllabili dal datore di lavoro”. Lo stesso vale per l’infortunio in itinere.

Il datore di lavoro può subire conseguenze?

L’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro, inoltre, conferma quanto sopra citato, e cioè che il lavoratore è tutelato dall’assicurazione quando l’infortunio avviene nel tragitto casa-lavoro (andata e ritorno), ma sottolinea che “al datore di lavoro non viene imputata alcuna conseguenza per l’evento infortunistico” (circolare 22 INAIL).

 

La L. N. 40/2020 stabilisce però che i datori di lavoro devono tutelare l’integrità fisica dei lavoratori applicando le disposizioni del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del COVID 19 negli ambienti di lavoro. Il protocollo è stato sottoscritto il 24 aprile 2020 tra il Governo e le parti sociali.

Misure di prevenzione del contagio: normativa COVID per i mezzi pubblici

Sanificazione dei mezzi pubblici, distanza di sicurezza interpersonale, divieto di assembramenti, igienizzazione delle mani e utilizzo della mascherina sono solo alcuni accorgimenti per prevenire il contagio da COVID nei mezzi di trasporto pubblici utilizzati dai lavoratori nel percorso di andata e ritorno dal luogo di lavoro.

 

L’INAIL ha redatto alcune norme che i lavoratori devono seguire per proteggersi sui trasporti pubblici. Vediamole insieme:

  • non viaggiare se si presentano sintomi come febbre, tosse e raffreddore
  • preferire il biglietto elettronico
  • fare attenzione all’igiene (ad esempio igienizzare le mani con il gel negli appositi dispenser)
  • indossare la mascherina
  • rispettare la segnaletica e i percorsi nelle fermate, in stazione e all’interno dei mezzi
  • rispettare la distanza tra le persone di almeno un metro
  • evitare il più possibile le richieste al conducente.

Il ruolo del datore di lavoro in questo caso è far sì che i suoi dipendenti le recepiscano e le applichino, ma la responsabilità della loro applicazione è chiaramente lasciata a chi utilizza i mezzi pubblici per andare al lavoro.

Infortunio in itinere da coronavirus, cosa fare?

Come riportato nella circolare 13/2020 dell’INAIL, pubblicata il 3 aprile 2020, nei casi di infortunio dovuto a coronavirus il medico addetto a certificarlo deve redigere il certificato di infortunio e inviarlo in via telematica all’INAIL, che assicura la tutela dell’infortunato.