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Smart working: le tutele per i dipendenti e le aziende

Smart working: le tutele per i dipendenti e le aziende

Lo smart working è obbligatorio? Quando è necessario? Come tutelare la privacy dei lavoratori che usufruiscono del telelavoro da casa?

In questo articolo risponderemo a queste e ad altre domande sulle tutele di chi usufruisce del lavoro da remoto e dell’azienda.

Smart working: come tutelare la propria salute

Lavorare da remoto significa stare parecchio tempo davanti al computer seduti alla scrivania e questo può comportare problemi alla vista, dolori alla schiena e alla cervicale e altri disturbi. Ecco perché è necessario sottolineare che la salute va tutelata anche quando si lavora da casa.

Come gestire la giusta illuminazione per la propria postazione

È importante innanzitutto che la scrivania si trovi in un luogo illuminato da una luce filtrata, che non deve mai riflettere sullo schermo del computer. Se non fosse possibile illuminare con luce naturale, il consiglio è di usare lampadine a luce calda (tendente al giallo) ed evitare i neon.

Comodi, ma nel modo giusto

Anche la postura vuole la sua parte: da seduti le gambe devono formare un angolo di 90 gradi.

 

Quando si è davanti al computer, suggeriamo di non piegare in avanti il collo: così facendo non si va a sovraccaricare trapezio e colonna vertebrale.

 

Gli esperti, inoltre, consigliano di muoversi il più possibile: ad esempio quando si è al telefono, è bene alzarsi e camminare.

 

Anche la sedia è importante: meglio se ergonomica e chi vuole può utilizzare dei cuscini sulla seduta (meglio se due cambiati ogni tanto di posizione).

 

Oltre alla sistemazione della postazione, è bene alzarsi a intervalli regolari, camminare o eseguire alcuni esercizi di stretching per collo e schiena, diversificare per pochi minuti quello che si sta facendo. Quest’ultimo suggerimento è utile soprattutto per evitare un sovraccarico di stress.

Videochiamate e chat: la tutela della privacy

Un’attenzione particolare va data anche alla privacy: lavorare da casa non significa piena libertà e assenza di normative. Un esempio sono le videochiamate e le chat su Whatsapp.

 

Per utilizzare le prime, è necessario l’accordo sindacale o l’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro, oppure la dimostrazione che il mezzo è indispensabile per eseguire le prestazioni lavorative. Quando le chiamate sono registrate, i partecipanti devono esserne informati con un warning e l’informativa sulla privacy.

 

Per quanto riguarda le chat di Whatsapp, non è presente un controllo a distanza e per questo le chat non rientrano nell’articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori. Gli esperti comunque sconsigliano di utilizzare le chat di Whatsapp per fini lavorativi, in quanto l’azienda non è in grado di controllare una eventuale eccessiva comunicazione e diffusione di informazioni spesso riservate.

Telelavoro da casa: il controllo di presenza al PC

Esiste la possibilità di controllare se il lavoratore è presente davanti al PC attraverso meccanismi presenti nel software aziendale.

Per questo serve l’accordo o l’autorizzazione amministrativa. Tale utilizzo non deve essere una forma di monitoraggio: l’azienda deve rilasciare un’informativa sulla privacy e valutare l’impatto di tali meccanismi.

Figli in quarantena: ai genitori è concesso lo smart working

L’l’articolo 21 bis del Decreto Legge 14 agosto 2020 numero104 (Decreto Agosto), convertito in Legge 13 ottobre 2020 numero 126, come modificato dal Decreto Legge 28 ottobre 2020 numero 137 (Decreto Ristori), afferma che i genitori lavoratori con a carico il figlio convivente (minore di 16 anni posto in quarantena o a cui è stata sospesa la didattica in presenza) possono usufruire del lavoro in modalità agile con procedura semplificata di comunicazione.