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Defibrillatore e sicurezza in azienda: chi, come e quando lo può usare?

Defibrillatore e sicurezza in azienda: chi, come e quando lo può usare?

Ormai in tutte le strutture private e pubbliche dove vivono, studiano e lavorano bambini, ragazzi, adulti e anziani è presente almeno un defibrillatore. Necessario lo è anche nelle aziende.

Vediamo nei dettagli chi lo può utilizzare, quale formazione serve e altri dettagli.

Il defibrillatore è un obbligo?

Tra i dispositivi di sicurezza più importanti da tenere in azienda rientra sicuramente il defibrillatore, che può alzare il tasso di sopravvivenza oltre il 50%. È da sottolineare, infatti, che questo dispositivo risulta essere una misura fondamentale di prevenzione per quanto riguarda rischi cardiovascolari, come la fibrillazione e l’arresto cardiaco.

 

Per proteggere i lavoratori e affinché sia garantita la sicurezza sul luogo di lavoro, l’INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) ha previsto una riduzione del suo premio per tutte le aziende che adottano il defibrillatore.

 

Oggi il defibrillatore in azienda non è un obbligo, ma vogliamo ricordare quanto afferma l’articolo 4 del Decreto Ministeriale numero 388 del 15 luglio 2003 relativo al Regolamento sul pronto soccorso aziendale: “il datore di lavoro, in collaborazione con il medico competente, ove previsto, sulla base dei rischi specifici presenti nell’azienda o unità produttiva, individua e rende disponibili le attrezzature minime di equipaggiamento ed i dispositivi di protezione individuale per gli addetti al primo intervento interno ed al pronto soccorso. Le attrezzature e i dispositivi devono essere appropriati rispetto ai rischi specifici connessi all’attività lavorativa dell’azienda e devono essere mantenuti in condizioni di efficienza e di pronto impiego e custoditi in luogo idoneo e facilmente accessibile”.

Dove posizionare il defibrillatore?

Innanzitutto, il defibrillatore ha una sua teca, che lo protegge ovunque si trovi. È consigliabile posizionarlo

  • in spazi dove sono presenti apparecchi elettrici,
  • in luoghi di lavoro esterni, dove è possibile, ad esempio, la caduta di fulmini o in presenza di linee elettriche su cui le persone lavorano,
  • in aree isolate dove è difficile che i mezzi di soccorso arrivino in tempo (cantieri, piattaforme marine e altri luoghi),
  • in ambienti dove transitano o permangono molte persone.

Attenzione a una salute già a rischio

In azienda è necessario che il datore di lavoro prenda le corrette misure preventive quando sono presenti fattori che possono aggravare malattie cardiovascolari già esistenti. Alcuni di questi fattori sono

  • il contatto con sostanze rischiose (come il monossido di carbonio),
  • l’inalazione di gas tossici,
  • le condizioni di stress,
  • lo sforzo fisico,
  • l’esposizione a temperature troppo alte o troppo basse.

Chi può utilizzare il defibrillatore?

Per gestire le situazioni di emergenza e procedere alla rianimazione cardio-polmonare attraverso l’uso del defibrillatore, è necessario scegliere tra i dipendenti dell’azienda alcune persone di riferimento (la quantità di persone si basa sul numero di dipendenti) che vengono formate attraverso un corso BLSD (Supporto di Base alla Vita e Defibrillazione) dedicato all’utilizzo del defibrillatore semiautomatico DAE.

Defibrillatore: cosa dice la legge?

Nel fascicolo Iter DDL S. 947, Disposizioni in materia di utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e automatici esterni sul territorio nazionale, si legge che
“La legge 3 aprile 2001, n. 120, ha disciplinato l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici in ambiente extraospedaliero, consentendo l’uso del defibrillatore semiautomatico in sede extraospedaliera anche al personale sanitario non medico, nonché al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nelle attività di rianimazione cardio-polmonare.” perché “[…] L’uso del defibrillatore associato alla rianimazione cardio-polmonare è un intervento che, se eseguito tempestivamente e nella maniera corretta, può salvare le persone vittime di un arresto cardiaco”.