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Dipendente in gravidanza: lavoro in smart working o in ufficio?

Dipendente in gravidanza: lavoro in smart working o in ufficio?

Gravidanza e COVID: quali tutele deve avere una donna incinta in ambito lavorativo e in un periodo caratterizzato dalla pandemia da SARS-CoV-2?

Come deve comportarsi il datore di lavoro?

E in gravidanza è meglio, ove possibile, cogliere l’opportunità dello smart working?

Rispondiamo a queste domande nelle prossime righe.

Come le norme tutelano la gravidanza di una donna lavoratrice dipendente

La normativa nazionale in materia di mansioni vieta alle lavoratrici in gravidanza (e fino a sette mesi dopo il parto) di utilizzare agenti chimici, fisici o biologici pericolosi per la salute di mamma e figlio.

Le dipendenti in gravidanza hanno inoltre diritto a permessi retribuiti, concessi dal datore di lavoro dopo essere stato informato dello stato di salute attraverso un certificato medico, che attesti e giustifichi l’assenza.

Gravidanza e COVID: quali sono i rischi del coronavirus?

Aspettare un bambino comporta nella donna alcuni cambiamenti anche nell’apparato respiratorio: questo può aumentare il rischio di contrarre infezioni respiratorie virali, tra le quali il COVID 19, e sviluppare una forma severa.

 

Ecco che, in questo periodo di pandemia, attività lavorative caratterizzate da possibili pericoli per la salute (come il rischio biologico, un lavoro a stretto contatto con le persone e altre) non sono vietate, ma devono essere poste sotto controllo.

 

Se dovesse sussistere un rischio biologico durante il lavoro svolto dalla dipendente in gravidanza, il datore di lavoro è obbligato dall’allegato XLIV del D.Lgs. 81/2008 a valutare i rischi e mettere in atto le misure appropriate, come, dove possibile, l’attivazione del lavoro in modalità agile, o smart working.

Se le mansioni non rientrano nell’allegato XLIV, è l’Ispettorato Nazionale del Lavoro, in base all’articolo 7 comma 4, a valutare l’assenza dal lavoro.

 

Se durante la gravidanza la lavoratrice dovesse sviluppare una patologia che la rendesse più vulnerabile al contagio, la dipendente deve comunicarlo al medico competente, che valuta se inserirla tra le persone fragili. Questo a meno che il medico curante non provveda prima a interdirla dalla mansione a causa di condizioni fisiche delicate.

Gravidanza e lavoro agile: le possibilità

Lo smart working è una priorità (non un diritto) e riguarda le lavoratrici madri, non gestanti, per i 3 anni successivi alla conclusione del congedo per maternità.

In questo periodo segnato dall’emergenza del contagio da COVID 19, il lavoro agile è riconosciuto come diritto per i genitori con figli fino ai 14 anni o con disabilità.

Com’è tutelata la madre lavoratrice?

Qualunque mansione che possa mettere a rischio la salute di mamma e bambino deve essere vietata o modificata: il datore di lavoro, infatti, deve spostare la dipendente o variarne l’attività in caso di lavori che presentino pericoli, necessitino di fatica o siano svolti la notte.

Se queste tutele non dovessero essere osservate, il datore di lavoro può essere punibile anche con l’arresto fino a sei mesi.

Smart working, gravidanza e congedo

Innanzitutto, premettiamo che il lavoro agile è considerato lavoro a tutti gli effetti.

Grazie alla Legge di Bilancio 2019 è possibile utilizzare i mesi di congedo obbligatorio in modo flessibile, e cioè lavorare fino all’ultimo mese prima del parto e guadagnare del tempo in congedo dopo la maternità.

Per usufruire di questa flessibilità, però, la dipendente in gravidanza deve presentare la richiesta all’INPS corredata dal certificato del ginecologo del Servizio Sanitario Nazionale e quello del Medico Aziendale. Durante il periodo di lavoro in smart working, la dipendente in gravidanza deve rispettare tutte le norme sulla sicurezza presenti nel regolamento aziendale e le disposizioni del medico, oltre alle pause dal videoterminale e una seduta comoda ed ergonomica.